1. Pensiero

Il community organizing comporta anzitutto un cambio di mentalità, un modo diverso di pensare e approcciare l'impegno civico e sociale.

Richiede di sapersi liberare di alcuni atteggiamenti che ingabbiano la capacità di relazionarsi agli altri e di agire.

  1. Lamentarsi e dare colpe
  2. Dare le proprie soluzioni ai problemi
  3. Dividere il mondo in giusto e sbagliato
  4. Parlare di quello che “dovrebbero fare” gli altri

Queste conversazioni o ci deresponsabilizzano per quello che avviene, o fanno dipendere quello che possiamo fare da quello che fanno gli altri, o ci portano ad assolutizzare il nostro punto di vista senza saper più apprezzare gli altri. Sono conversazioni che non creano potere di agire, ma anzi lo consumano.

Il community organizing invita a sostituire questi atteggiamenti, con delle pratiche in grado di rafforzare le relazioni e la capacità di leadership. 

"Le organizzazioni con i problemi organizzativi più seri - piccolo seguito, pochi fondi, organi direttivi in affanno, leader disconnessi - sono quelle che hanno tentato di attivarsi senza trasformare la cultura organizzativa dei loro membri. La pratica quotidiana delle arti del community organizing costruisce legami resistenti tra le persone, creando i tendini dell’organizzazione - forti e flessibili, non soggetti a rottura sotto stress e pressione. Alla fine, la pratica di queste arti darà vita alle più potenti organizzazioni per il cambiamento".

Larry B. McNeil, “The Soft Arts of Organizing”, 1995

Argomenti trattati:

  • Il community organizing dalla Chicago degli anni ‘30 alla diffusione internazionale
  • Le differenze tra community organizing e: attivismo, lavoro di comunità, volontariato
  • Gli elementi chiave: Relazioni, Leader, Organizzazioni àncora, Azione e reazione, Valutazione, Interessi, Potere