Il community organizing è

 

1) Campagne efficaci per la

giustizia sociale

 

Conosci i risultati

2) Attraverso il coinvolgimento

dei diretti interessati

 

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3) Grazie al potere che si genera

con le relazioni umane

 

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    Contro razzismo e islamofobia non basta la piazza. Ecco come si organizza una resistenza civile

    Non ci sono solo le grandi manifestazioni di protesta nel fronte di opposizione ai provvedimenti di Trump sull’immigrazione. C’è il lungo lavoro di “organizzazione delle comunità” condotto quartiere per quartiere dall’Industrial Areas Foundation e altre organizzazioni simili che incarnano lo spirito democratico descritto secoli fa da Tocqueville, tenuto in vita nelle chiese, nelle scuole e oggi anche nelle moschee delle città americane. Nel Nord Carolina, Durham CAN ha riunito 1.300 musulmani, latinoamericani e rifugiati per una negoziazione di successo con lo sceriffo e la polizia locale per portarli a ratificare l’impegno di non collaborare con gli agenti dell'Immigration and Customs Enforcement (Ice) che dovrebbero attuare i provvedimenti di espulsione di Trump. Al contrario, la polizia locale si è impegnata a rafforzare i rapporti con le comunità di immigrati. Il provveditore agli studi di Durham si è impegnato a restringere il più possibile l’applicazione delle misure anti-immigrati nelle scuole. Nel Maryland, PATH ha radunato 1.200 persone in un’azione di supporto a una legge, poi approvata, che rende Howard una “contea santuario”, vietando alla polizia e gli altri impiegati della contea di far rispettare la legge sull'immigrazione o la raccolta di informazioni sullo status degli immigrati. In Virginia, VOICE ha formato 125 leader di 8 moschee e spinto gli altri leader a “gemellare” la propria organizzazione (scuola, chiesa, sindacato) con un’organizzazione del territorio composta da una comunità diversa dalla propria (per religione, etnia o convinzioni politiche). A New Haven, nel Connecticut, circa 500 persone tre ebrei, musulmani, battisti e cattolici hanno promesso di proteggersi a vicenda dalla discriminazione. Polizia, scuole e politici locali si sono radunati in solidarietà con le comunità immigrate nella chiesa cattolica Santa Rosa da Lima, una parrocchia per lo più ispanica, parte del gruppo interconfessionale CONECT (Congregazioni organizzate per una nuova Connecticut). Il gruppo affiliato alla IAF in tutto lo stato sta iniziando comitati per organizzare le risorse legali, di sicurezza sul lavoro, e di spazi santuario per gli immigrati privi di documenti. A New York i leader di South Bronx Churches e Manhattan Together hanno tenuto incontri relazionali con la maggior parte dei 100 immigrati che sono venuti a una “clinica legale” ospitata dall'organizzazione membra di SBC, Mexican Coalition. E’ stato solo il primo di una serie di incontri per informare gli immigrati dei loro diritti. Over 130 @mt_iaf immigrants, other leaders, learn about their rights from @rmgimmigration. Many commit to organize for power. @MetroIAF pic.twitter.com/LDmkMfr8wv — Manhattan Together (@mt_iaf) 6 marzo 2017 Come ha scritto il co-direttore dell’Industrial Areas Foundation Michael Gecan, le proteste di piazza sono quello che Trump si aspetta. E’ successo in Wisconsin dopo il passaggio di alcune leggi antisindacali da parte dell’attuale presidente Scott Walker (riconfermato per il secondo mandato nonostante le proteste di massa di allora). “Molti democratici o non sanno come relazionarsi a persone con posizioni moderate o miste, o non vogliono farlo. Preferiscono le rock star e le celebrità agli autisti di autobus e ai lavoratori dei fast food. A loro piacciono gli slogan accattivanti e i cartelli con scritte di impatto, non le sessioni lunghe e pazienti di ascolto con persone che hanno interessi complessi, e che potrebbero non superare il test di visioni progressiste”. Trump non fa altro che sfruttare le debolezze del campo avversario, che conosce bene. I democratici, aveva scritto Gecan sul New York Times all’indomani della vittoria di Trump, “devono reimpegnarsi con le persone comuni, non i maghi della finanza e la celebrità di Hollywood”.
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    Custodi di semi, custodi di comunità

    Dietro la parola “grano” si nasconde la perdita di biodiversità della nostra agricoltura. In nessun posto come la Sicilia questo processo appare più chiaro. Perciasacchi, Russello, Tumminia, Maiorca, Nero delle Madonie, Timilìa, sono solo alcuni degli oltre 50 grani antichi sopravvissuti. Fino a qualche decennio fa ne esistevano almeno un centinaio. Se la metà è sopravvissuta si deve solo alla passione ostinata di alcuni agricoltori che si tramandano semi e saperi da generazioni lottando contro leggi e burocrazia. Ogni territorio, ogni altitudine, ogni terreno ha il suo grano, quello più adatto alle condizioni locali. L’agricoltura industriale lavora invece per sviluppare poche varietà di grano guidata solo dal profitto commerciale. E oggi le normative impediscono la commercializzazione dei semi antichi. Simenza, cumpagnia siciliana sementi contadine, che raduna 118 realtà agricole dedite alla coltivazione, lavorazione e valorizzazione dei grani antichi. Lo scorso 10 e 11 novembre si sono svolte nella splendida cornice di Novara di Sicilia le “Jurnate di Simenza”. Sono stato chiamato a parlare di come la tradizione del “community organizing” possa venire incontro a una giovane organizzazione come Simenza, un’associazione particolarmente interessante perché coniuga piccoli produttori legati al territorio, filiera del cibo, tutela della salute e della biodiversità. Continua a leggere sul sito di Vita
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    Lo chiamavano Community Organizer - #InspirationDay2016

    In occasione di Inspiration Day 2016, a Together, partendo dalla difficile situazione della nostra città, e dagli archetipi del "viaggio dell'eroe" di Tor Bella Monaca ritratto nel film "Lo chiamavano Jeeg Robot", ho raccontato come attraverso il ‎Community Organizing sia possibile acquisire alcuni dei poteri necessari per migliorare Roma e la nostra comunità, pur senza essere dei supereroi. La pagina ufficiale dell'evento.
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    Obama spinto ad agire sulle armi da una campagna con ricadute anche in Italia

    Come scrive il Washington Post, “i sostenitori del controllo sulle armi hanno tentato di fare pressione su Obama sulle armi intelligenti. Alla fine dello scorso anno, un gruppo connesso con l’Industrial Areas Foundation, costituito da cittadini e leader religiosi, ha spedito una lettera al presidente Obama chiedendogli di raccogliere 20 milioni di dollari nella sviluppo delle armi intelligenti prima che per la sua libreria e fondazione presidenziale”. La campagna della IAF ha un risvolto anche italiano. La nostra Beretta infatti è, insieme alle europee Glock e SIG Sauer, tra i più grandi fornitori della polizia e dell’esercito americani, ma anche tra le più usate dalla criminalità. Due anni fa grazie all’Osservatorio permanente sulle armi leggere di Brescia una delegazione IAF guidata proprio dal vescovo Douglas Miles della Chiesa Battista di Baltimora arrivò a Brescia fin dentro gli uffici della Beretta per consegnare una lettera in cui si chiedeva un incontro ai proprietari di uno dei maggiori esportatori di armi leggere verso gli USA. La lettera è ancora senza risposta. Continua a leggere sul sito di Vita
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    A Berlino rifugiati e residenti si organizzano per fronteggiare l’emergenza. Il racconto della community organizer Christiane Schraml

    Ogni giorno a Berlino arrivano fino a 500 persone. Da mesi. La città sembra essere nel caos, tra palestre scolastiche sequestrate per alloggiare tutti, file che durano giorni, e 15.000 pratiche di registrazione arretrate. LaGeSo, l’ufficio dove vengono registrati i rifugiati e ogni mese devono essere rinnovati i permessi, è il simbolo di una crisi amministrativa divenuta politica. Un’organizzazione che tenta di unire gruppi della società civile e rifugiati, sta provando a portare le istituzioni ad affrontare la situazione. Si chiama DICO e usa il “community organizing” per creare relazioni e fiducia tra vecchi e nuovi cittadini. Hanno già ottenuto una prima vittoria con l’apertura dei tendoni riscaldati anche durante la notte per accogliere le centinaia di persone in fila, costrette fino a pochi giorni fa a passare la notte al gelo sul marciapiede. Continua a leggere sul sito di Vita
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    Rifugiati: alla linea Cameron i community organizer contrappongo un’alleanza tra cittadini e Comuni per l’accoglienza

    La linea di chiusura rispetto alle politiche dell’accoglienza ai rifugiati, ribadita anche ieri dal primo ministro britannico David Cameron, ha trovato un punto debole nella mobilitazione con cui Citizens UK, l’organizzazione di community organizing del Regno Unito, ha reclutato i consigli comunali per un’accoglienza dei rifugiati siriani basata su un’alleanza tra enti locali e gruppi di cittadini. Continua a leggere sul sito di Vita
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    Comunità dell'acqua

    … il fiume scorre dunque è vita, il fiume ha la sua voce e io vado per ascoltarla… potrebbe continuare la sua storia nel bene e nella cattiva sorte. Possiamo noi fare qualcosa per lui? Mettendo o togliendo? Come vogliamo viverlo? Testimonianza raccolta nell’ambito del progetto di mappatura di comunità della Valle del Simeto L’essere umano è sempre stato attratto dall’acqua. Intorno a fiumi e oceani ha costruito gran parte delle sue città e stabilito i suoi primi insediamenti. Recenti studi sembrano dimostrare che l’attrazione verso l’acqua non sia soltanto la conseguenza evolutiva dell’adattamento all’ambiente (l’acqua come elemento per la sopravvivenza), ma sia legata anche al funzionamento del nostro cervello e alla sfera emotiva.   Questa invece è la storia dell’acqua come elemento di cittadinanza attiva nella provincia di Catania. Qui l’acqua è stato l’elemento che ha creato comunità, come è sempre avvenuto, ma anche occasione di riscatto contro alcuni mali storici di questa regione orientale della Sicilia.   Continua a leggere sul sito di Vita
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    Passione civile a Palermo

    Quando, per non far apparire il community organizing un termine trendy per un approccio troppo yankee per funzionare nell’Italia disorganizzata e divisa, citavo Danilo Dolci e la sua distinzione tra forza-potere e violenza-dominio, mi sembrava di aver trovato una traduzione italiana convincente. Che non a caso proveniva da uno dei tentativi più innovativi di organizzare politicamente una comunità fuori dai partiti e dalle grandi organizzazioni burocratiche, in luoghi dimenticati e marginali del paese. Come la Partinico degli anni Cinquanta dove si traferì Danilo Dolci, un triestino trapiantato in Sicilia, considerato uno dei principali protagonisti del movimento della nonviolenza in Italia. Durante la sua vita, ha lavorato a strettissimo contatto con la gente e le fasce più disagiate ed oppresse della Sicilia occidentale al fine di studiare possibili leve al cambiamento e le potenzialità per un democratico riscatto sociale. Continua a leggere sul sito di Vita
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