L’importanza di fare domande

Kathleen Patròn e Keisha Krumm, community organizers di Common Ground

Kathleen Patròn e Keisha Krumm, community organizers di Common Ground

Ho raccontato in un altro post dell’incontro con il consigliere comunale Bauman. Riporto una parte della conversazione tra un consigliere comunale X e la community organizer, Keisha, per come la ricordo:

X: Voi siete un’ottima organizzazione, in grado di mobilitare molte persone, cosa che nessuno riesce a fare, avete tra i vostri membri persone molto educate e molto capaci. Però avete un’agenda assolutamente ideologica.

Keisha: Posso chiederle perché dice questo?

X: Questa cosa degli impianti sportivi in cui vi siete ficcati non capisco perché dovrebbe essere la nostra priorità. Ci sono molte altre priorità.

K: Sì, sono assolutamente d’accordo con lei su questo.

Poi la conversazione prosegue e Keisha ha modo di spiegare che non è stata Common Ground a porre la questione, e che neanche la costruzione di una nuova arena per i Bucks ritiene che sia la questione prioritaria per Milwaukee. E’ lui a quel punto a darle ragione.

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Stato

Toni grigi

Una casa pignorata a Sherman Park

Ieri ho passato di nuovo alcune ore con Allie. Siamo andati a un colloquio con la preside di Washington High School. Appena entri devi passare attraverso il metal detector. La preside, pure molto gentile, teneva in mano tutto il tempo un cerca persone. Ci ha detto che c’era la madre a trovarla in città da sabato scorso ma non avevo avuto molto tempo da passare insieme perché lei lavora tutto il giorno a scuola. Durante la conversazione sembrava voler essere gentile ma non sembrava davvero interessata. C’era un po’ di formalità e nessuna presenza di pensiero. Conversazione molto informativa, poco relazionale. Anche gli organizer devono stancarsi di ripetere sempre le stesse cose passando da un appuntamento a un altro. A volte è inevitabile diventare un po’ macchine da conversazione. Io poi ero il meno presente di tutti, con i miei pensieri che se ne vanno per aria.

Poi ho accompagnato Allie a fotografare due case abbandonate a cui è interessato un pastore la cui Chiesa è attivamente coinvolta. Il tempo era nuvolo e umido. Le case tutte uguali erano altrettanto asfittiche di quelle abbandonate con le finestre sigillate dai pannelli di legno, un vero e proprio simbolo dei pignoramenti qui in America. Ho pensato se valesse la pena lottare per un tipo di vita così, una tipica casa unifamiliare in un quartiere sicuro.

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Mentori

Stamattina ho partecipato all’incontro settimanale tra Allie e Bob Connolly, il fondatore di Common Ground, un community organizer con decenni di esperienza alle spalle.

Una delle pratiche che caratterizza l’Industrial Areas Foundation è l’investimento continuo sulla formazione, che è intesa non come passaggio di tecniche o principi astratti, ma come mentorship, un misto di supervisione e supporto. Le caratteristiche di questo tipo di passaggio di conoscenze possono essere in parte colte leggendo i titoli dei vari paragrafi del rapporto settimanale che Allie scrive a Bob per raccontare com’è è andato il suo lavoro:

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Alderman Bauman e il piano politico

Alderman Bauman

Oggi ho avuto il mio primo incontro con un politico eletto. Insieme a Keisha e due leader di Common Ground (i leader sono le persone comuni coinvolte e formate dai community organizer) siamo andati a un appuntamento con Robert Bauman, uno dei 15 aldermen di Milwaukee, l’equivalente dei nostri consiglieri comunali.

Uomo molto affabile, appena ha saputo che ero di Roma ha iniziato a consigliarmi ristoranti locali. Non ci ha dato nessuna ragione per farcelo essere antipatico, ma ha rifiutato quasi tutte le richieste che andavamo a fargli. Ha iniziato parlando molto bene di Common Ground, di come riuscisse a mobilitare una quantità di persone che nessuno riesce a fare, di come i suoi membri siano tutte persone perbene, istruite e attive, etc. ma di come abbiano scelto di impegnarsi su una questione assurda, quella del rifacimento delle attrezzature sportive delle scuole, quando ci sono ben altre priorità. E non viene certo all’assemblea di 1.000 persone che si terrà il 19, per invitarlo alla quale eravamo lì, perché non va mica a farsi incastrare in una trappola e farsi fischiare dicendo che è contrario. E quanto alla sua posizione rispetto al finanziamento pubblico del nuovo stadio dei Bucks, non lo sa se è contrario o no, dipende come viene presentato, se conterrà opere infrastrutturali che possono essere benefiche per la città. E poi ha iniziato a parlare di una sua iniziativa per incrementare il trasporto pubblico, che negli USA va fatto con i treni urbani perché la gente non prende gli autobus come in Europa (guardando me), qui gli autobus sono considerati parte dello stato sociale non un mezzo di trasporto per la classe media. Ha ripercorso la storia della costruzione delle autostrade in America, un ciclo potenzialmente infinito, pagato attraverso le tasse sul carburante, che più venivano costruite autostrade più aumentavano gli spostamenti in macchina, più arrivavano le tasse per costruire altre autostrade… e tutto sembrava gratis, tanto che le hanno chiamate freeways in America.

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Allie, la mia prima settimana e la domanda

Allie Gardner nella rotonda della city hall

Lei è Allie Gardner, 23 anni, la più giovane community organizer di Common Ground. La incontrai un anno fa a Chicago, durante il training dell’Industrial Areas Foundation. Ieri ha fatto la sua prima “azione”, una sorta di battesimo per un community organizer. Mi è venuta a prendere in macchina ed era molto preoccupata che non ci sarebbero state le persone che si aspettava, circa 75.

L’azione era indirizzata al consiglio comunale. Ieri si discuteva il budget e il consiglio ascoltava le testimonianze dei cittadini. Bastava andare al consiglio e registrarsi per poter parlare. Common Ground ha deciso non solo di far parlare due sue leader, Theresa Utschig e il pastore afroamericano Sims. Ma anche di riempire gli spalti del pubblico. Tutti indossando la maglietta di Common Ground, si sono alzati quando hanno preso la parola i suoi leader, hanno applaudito alle loro parole, e sono usciti in massa una volta terminato l’intervento.

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Sunday Neighborhood Walk

I volontari

Ho scoperto il community organizing studiano il modo in cui le campagne elettorali americane riuscivano a mobilitare migliaia di volontari per contattare porta a porta milioni di elettori. Non avrei mai detto che mi sarei trovato un giorno a partecipare a un porta a porta.

Tuttavia, lo scopo del neighborhood walk organizzato da Commong Ground oggi non era la registrazione al voto, seppure fra poche settimane qui si vota il governatore dello Stato. Lo scopo era quello che Keisha ha sintetizzato così ai 13 volontari che hanno partecipato. “Dobbiamo lavorare sull’immaginazione delle persone, perché per molti di loro è difficile esercitarla nella routine quotidiana. Per questo gli mostreremo la simulazione di come potrebbe diventare il campo sportivo della scuola superiore Washington nel loro quartiere. E poi dobbiamo piantare i semi per l’azione successiva, perché dovremo mobilitare migliaia di persone a chiamare i propri consiglieri comunali se vogliamo che Fair play diventi realtà”.

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Digressione

America

- Io vivo nell’east side di Milwaukee. Si chiama così. Mi sono chiesto se sapevo collocare Monteverde nello stesso modo. E no. Le città americane sono state costruite intorno a strade lunghe e dritte lungo le direzioni cardinali, sopra immense pianure

– Ieri sono andato nella chiesa episcopale di fronte casa dove la donna che mi ospita è diacona. Aveva organizzato un incontro dove parlava suo figlio, convertito all’ebraismo e oggi un rabbino ortodosso. Il tema era “Gli ebrei nella terra di Israele tra il 62a.c. e il 135d.c.”

– E’ la terza volta che vedo tre o quattro persone con dei cartelli al collo con scritte del tipo “le donne si pentono di aver abortito”. Sono attivisti religiosi che si alternano, ogni giorno, ogni ora del giorno, di fronte a una clinica per aborti

– La cosa peggiore che può succedere a un quartiere americano è che le sue case restino vuote. E’ successo in modo esteso dopo la crisi dei mutui subprime. Ancora si vedono molte proprietà vacanti a seguito dei pignoramenti da parte delle banche.

– Quando entri in un negozio ti vengono incontro e ti stringono la mano. Oggi stavo per comprare un cellulare, ma il commesso prima di farmi pagare mi ha ricapitolato il costo totale con l’abbonamento perché fossi sicuro di voler spendere quella cifra. Era troppo e ho rinunciato al telefono.

– Se entri in un supermercato qualunque e sei un minimo attento alla qualità del cibo assomiglia a un museo degli orrori. Il centro urbano ecologico raccoglie tuttavia 17 fattorie che fanno “community supported agricolture”, una specie dei nostri GAS, consegnando prodotti km0 e bio a casa. E’ una città di 600 mila abitanti

Rusty e i problemi che sembrano non trovare soluzione

Rusty è il community organizer responsabile del cosiddetto Suburban and rural caucus di Common Ground. Pare che quando Bob decise di dar vita a Common Ground a Milwaukee, Ed Chambers, che era ancora il direttore dell’Industrial Areas Foundation, gli disse che per avere davvero potere nell’area avrebbe dovuto organizzare insieme, contrariamente da come faceva solitamente la IAF nelle altre città, sia Milwaukee che la sua provincia. Rusty è stato assunto, due anni e mezzo fa, con questo compito.

Il compito pare sia difficile. Il territorio è molto ampio e non è facile essere presenti nel modo e tempo che sarebbero necessari. Ci sono pochissime organizzazioni membre e paganti. Hanno scelto due questioni. Una è il servizio di traporto per anziani. Qui sono riusciti ad ottenere un ampliamento sia dei fondi pubblici (parliamo di cifre molto basse, 15.000 dollari) che dell’orario domenicale che impediva altrimenti a molti anziani di uscire di casa nei giorni di festa. L’altra questione è assai più interessante, ma anche ostica. Lo stress sulle famiglie e i giovani. Pare sia stato questo il problema più nominato nel corso del lungo lavoro di ascolto che Rusty ha fatto nel territorio. E trovo che sia stato coraggioso a seguire la traccia di questo argomento, senza tentare di manipolarlo verso lidi più sicuri e maneggevoli.

Un anno fa, nel mio unico giorno a Milwaukee, partecipai alla prima azione di ricerca su questo tema. L’incontro con la preside di una scuola. Riporto dai miei appunti di allora:

Ci hanno fatto un quadro spaventoso. Premetto che parliamo di un quartiere considerato benestante. Bambini che arrivano malnutriti a scuola. Famiglie che non avendo assistenza sanitaria completa non possono farli visitare da oculisti e quindi spesso non hanno occhiali pur non vedendo bene. Ma ancora. Le magliette che portano spesso sono ciancicate e bagnate intorno al collo perché per il nervosismo se le mordono in continuazione. Molti sono in trattamento farmacologico. Il deficit di attenzione è riscontrato sempre più spesso. Dormono poco perché hanno le varie play station in camera e giocano fino a tardi. Quando fanno sport, è tale la pressione perché entrino nel giro professionale o semiprofessionale che fanno allenamenti anche 5 volte a settimana, non hanno tempo per riposare o divertirsi e ne risente ovviamente l’andamento scolastico. Genitori assenti e disattenti ai bisogni anche basilari dei bambini. Dopo molte domande su programmi, fondi, assistenti sociali, centri di consulenza psicologica, Rusty ha tirato fuori la domanda che sapevo aveva già preparato. “Se aveste una bacchetta magica, cosa vorreste che accadesse per risolvere questi problemi?”. Le cose più interessanti sono emerse allora. La preside vorrebbe che per diventare genitori si fosse obbligati ad imparare a farlo: per guidare una macchina ti fanno prendere la patente, per diventare genitore si suppone che tu sappia farlo”.

Gli incontri successivi hanno portato Rusty e i leader di Common Ground sulle tracce di un programma di sostegno reciproco tra genitori denominato Parent cafe. Il programma si basa su queste premesse, risultato di un’intensa ricerca sui fattori che rendono le famiglie forti:

  • Essere forti e flessibili insieme
  • I genitori hanno bisogno di sostegno reciproco
  • Essere un buon genitore è in parte naturale in parte si apprende
  • Tutti abbiamo bisogno di aiuto a volte
  • I genitori devono aiutare i propri figli a comunicare
  • Devono dare ai loro figli l’amore e il rispetto di cui hanno bisogno

Sembra facile o scontato. Però pare che semplicemente portando un gruppo di genitori intorno a un caffè e sapendo stimolare una conversazione tra di loro questi fattori si rafforzino quasi naturalmente.

Prima hanno tentato di aumentare i fondi del County (l’equivalente della nostra provincia, pensa un po’ negli USA esistono e nessuno pensa di abolirle) destinati alla promozione di questo programma. Poi rendendosi conto che non avevano il potere necessario per fare questa battaglia hanno provato a divenire loro promotori e facilitatori di questi parent cafe. Hanno fatto un training. E hanno iniziato a promuoverli lanciando un Parent infrastructure network. Non è una campagna politica nello stile dello IAF, ma Rusty ha pensato che oltre a concorrere a lenire il problema potesse divenire uno strumento per coinvolgere altre persone e ampliare l’organizzazione. Tuttavia a questi incontri, promossi in un paio di chiese membre, sono venuti pochissimi genitori. Quando gli ho chiesto perché mi ha detto che i problemi di questo tipo sono molto sottili. Esistono, ma la gente è abituata a conviverci. Li nominano quando gli chiedi cosa c’è che non va, ma questo non significa che siano disposti a fare qualcosa. Non rappresentano ingiustizie eclatanti come la disoccupazione o la mancanza di una casa, questioni che generano rabbia a una spinta a muoversi.

Ho trovato molto interessante la cosa. Rusty forse ha un senso di fallimento, ma è stato coraggioso. Non è questo il male di vivere di cui si parla tanto? Il centro del community organizing non è proprio innestare un processo di collaborazione e confronto tra le persone, che è già quello la cura, come nel caso dei parent cafe? Non sono queste le cose in cui ci sentiamo individualmente più impotenti, è cioè quelle dove solo attraverso la comunità è possibile trovare soluzioni?

Da parte mia noto anche che al contrario di altre città come Baltimore, qui non sono riusciti a coinvolgere attivamente le scuole. C’è una Montessori e un’altra scuola secondaria, ma per il resto le organizzazioni membre sono quasi solo le chiese delle varie denominazioni cristiane.

Il mio primo staff meeting

Oggi ho partecipato al mio primo staff meeting. Già conoscevo tutti. Bob, Keisha, Kathleen, Allie, Rusty e Cecilia.

D’ora in poi sarà uno dei miei appuntamenti fissi. Ogni martedì dalle 11 all’una.

Ogni incontro inizia con una domanda fuori dagli argomenti della riunione. Serve per creare una connessione personale, e per ricordare in qualche modo che non si sta lì per risolvere una lista di cose da fare, ma per far avanzare lo scopo del community organizing, che è quello di dar vita a una forma di organizzazione costruita attraverso una cultura relazionale.

La scelta della domanda di oggi spettava a Allie, l’organizer più giovane. Ci ha chiesto cosa abbiamo scoperto nell’ultima settimana che non conoscevamo prima, magari della nostra famiglia, o intorno a noi. Sono girate foto insolite sui cellulari, un racconto familiare su un nonno costruttore di ponti, la lettura dell’introduzione di libro “Il capitale nel XXI secolo” di Thomas Piketty. Io ho raccontato della mia paura dell’aereo e di come ieri sembrava passare quando smettevo di pensare a quanto le turbolenze del momento potessero peggiorare. Vivere nel momento credo sarà la cosa che dovrò più ripetermi ogni volta che la mia mente inizia ad astrarsi dalla difficoltà di capire l’inglese e la routine di un posto così lontano per chiedersi cosa ci faccio qui.

Intanto al prossimo staff meeting Kathleen ha deciso che spetta a me scegliere la domanda.