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Chi sono

Mi chiamo Diego Galli, classe 1977. E sì, voglio fa’ il community organizer.

Dal 2003 ad oggi ho lavorato a Radio Radicale, portato lì da una passione politica, la stessa che mi ha fatto scegliere scienze politiche invece che antropologia al momento dell’iscrizione all’università. Ma la passione per l’antropologia è sempre rimasta. Da adolescente vidi il film “Once were warriors“. Niente di che a livello cinematografico, ma avvertii allora una chiamata a un lavoro sulla comunità di carattere… “spirituale”. Nel film una famiglia maori si disgrega sotto l’influenza dell’alcol, della violenza domestica e dell’abuso sessuale. La madre e il figlio si salvano tornando alle loro radici, ai riti e al senso di appartenenza alla loro comunità.

Nella mia vita una funzione simile l’ha avuta l’incontro con il teatro. Da subito l’ho vissuto come un potentissimo strumento di lavoro sulla comunità, ed è stato naturale che un percorso partito da una ricerca personale approdasse a una formazione sugli strumenti del teatro sociale e di comunità.

Lavorando sulle campagne radicali su internet e documentandomi sugli esempi di successo all’estero, mi trovai ad approfondire le strategie delle campagne online di Howard Dean e poi di Obama. E’ stato così che ho incontrato il community organizing: studiando il modo in cui gli strateghi della campagna presidenziale erano riusciti a coinvolgere migliaia di volontari sul territorio arrivai a sapere del passato di Obama come community organizer.

Mi è parso subito che lì si incontrassero molti dei fili che avevo tirato fino ad allora. Quello del coinvolgimento attivo delle persone, che mi aveva portato a lanciare il sito di giornalismo partecipativo Fai notizia e organizzare un barcamp sugli “esperimenti democratici”. Quello del lavoro sulla comunità basato sulla coltivazione dei talenti individuali e sulle “arti morbide” dell’ascolto e della relazione che avevo scoperto con il teatro. E infine, la mia attrazione verso una politica che sappia andare “alla radice” dei problemi, che è il significato originario del termine radicale, una parola che non del tutto casualmente unisce il partito in cui ho iniziato la mia attività politica e il titolo del libro del fondatore del community organizing, Saul Alinsky, il celebre “Rules for radicals“.

Dopo aver organizzato per il Festival internazionale di giornalismo di Perugia un dibattito sul community organizing online con un annesso seminario a Roma conBen Brandzel, ex direttore internet dell’organizzazione creata da Obama presidente Organizing for America, intervistai Michael Gecan, il co-direttore di Metro Industrial Areas Foundation. Fu lui ad invitarmi negli Stati Uniti per vedere all’opera i community organizers nelle città di Baltimore, Washington e New York, un’esperienza che ho raccontato in un reportage pubblicato dalla rivista Una città.

Ed eccomi oggi, a Milwaukee, nelle vesti di ricercatore-partecipante community organizer presso Southeastern Wisconsin Common Ground. Un’esperienza che tenterò di raccontare su questo blog.

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