Rusty e i problemi che sembrano non trovare soluzione

Rusty è il community organizer responsabile del cosiddetto Suburban and rural caucus di Common Ground. Pare che quando Bob decise di dar vita a Common Ground a Milwaukee, Ed Chambers, che era ancora il direttore dell’Industrial Areas Foundation, gli disse che per avere davvero potere nell’area avrebbe dovuto organizzare insieme, contrariamente da come faceva solitamente la IAF nelle altre città, sia Milwaukee che la sua provincia. Rusty è stato assunto, due anni e mezzo fa, con questo compito.

Il compito pare sia difficile. Il territorio è molto ampio e non è facile essere presenti nel modo e tempo che sarebbero necessari. Ci sono pochissime organizzazioni membre e paganti. Hanno scelto due questioni. Una è il servizio di traporto per anziani. Qui sono riusciti ad ottenere un ampliamento sia dei fondi pubblici (parliamo di cifre molto basse, 15.000 dollari) che dell’orario domenicale che impediva altrimenti a molti anziani di uscire di casa nei giorni di festa. L’altra questione è assai più interessante, ma anche ostica. Lo stress sulle famiglie e i giovani. Pare sia stato questo il problema più nominato nel corso del lungo lavoro di ascolto che Rusty ha fatto nel territorio. E trovo che sia stato coraggioso a seguire la traccia di questo argomento, senza tentare di manipolarlo verso lidi più sicuri e maneggevoli.

Un anno fa, nel mio unico giorno a Milwaukee, partecipai alla prima azione di ricerca su questo tema. L’incontro con la preside di una scuola. Riporto dai miei appunti di allora:

Ci hanno fatto un quadro spaventoso. Premetto che parliamo di un quartiere considerato benestante. Bambini che arrivano malnutriti a scuola. Famiglie che non avendo assistenza sanitaria completa non possono farli visitare da oculisti e quindi spesso non hanno occhiali pur non vedendo bene. Ma ancora. Le magliette che portano spesso sono ciancicate e bagnate intorno al collo perché per il nervosismo se le mordono in continuazione. Molti sono in trattamento farmacologico. Il deficit di attenzione è riscontrato sempre più spesso. Dormono poco perché hanno le varie play station in camera e giocano fino a tardi. Quando fanno sport, è tale la pressione perché entrino nel giro professionale o semiprofessionale che fanno allenamenti anche 5 volte a settimana, non hanno tempo per riposare o divertirsi e ne risente ovviamente l’andamento scolastico. Genitori assenti e disattenti ai bisogni anche basilari dei bambini. Dopo molte domande su programmi, fondi, assistenti sociali, centri di consulenza psicologica, Rusty ha tirato fuori la domanda che sapevo aveva già preparato. “Se aveste una bacchetta magica, cosa vorreste che accadesse per risolvere questi problemi?”. Le cose più interessanti sono emerse allora. La preside vorrebbe che per diventare genitori si fosse obbligati ad imparare a farlo: per guidare una macchina ti fanno prendere la patente, per diventare genitore si suppone che tu sappia farlo”.

Gli incontri successivi hanno portato Rusty e i leader di Common Ground sulle tracce di un programma di sostegno reciproco tra genitori denominato Parent cafe. Il programma si basa su queste premesse, risultato di un’intensa ricerca sui fattori che rendono le famiglie forti:

  • Essere forti e flessibili insieme
  • I genitori hanno bisogno di sostegno reciproco
  • Essere un buon genitore è in parte naturale in parte si apprende
  • Tutti abbiamo bisogno di aiuto a volte
  • I genitori devono aiutare i propri figli a comunicare
  • Devono dare ai loro figli l’amore e il rispetto di cui hanno bisogno

Sembra facile o scontato. Però pare che semplicemente portando un gruppo di genitori intorno a un caffè e sapendo stimolare una conversazione tra di loro questi fattori si rafforzino quasi naturalmente.

Prima hanno tentato di aumentare i fondi del County (l’equivalente della nostra provincia, pensa un po’ negli USA esistono e nessuno pensa di abolirle) destinati alla promozione di questo programma. Poi rendendosi conto che non avevano il potere necessario per fare questa battaglia hanno provato a divenire loro promotori e facilitatori di questi parent cafe. Hanno fatto un training. E hanno iniziato a promuoverli lanciando un Parent infrastructure network. Non è una campagna politica nello stile dello IAF, ma Rusty ha pensato che oltre a concorrere a lenire il problema potesse divenire uno strumento per coinvolgere altre persone e ampliare l’organizzazione. Tuttavia a questi incontri, promossi in un paio di chiese membre, sono venuti pochissimi genitori. Quando gli ho chiesto perché mi ha detto che i problemi di questo tipo sono molto sottili. Esistono, ma la gente è abituata a conviverci. Li nominano quando gli chiedi cosa c’è che non va, ma questo non significa che siano disposti a fare qualcosa. Non rappresentano ingiustizie eclatanti come la disoccupazione o la mancanza di una casa, questioni che generano rabbia a una spinta a muoversi.

Ho trovato molto interessante la cosa. Rusty forse ha un senso di fallimento, ma è stato coraggioso. Non è questo il male di vivere di cui si parla tanto? Il centro del community organizing non è proprio innestare un processo di collaborazione e confronto tra le persone, che è già quello la cura, come nel caso dei parent cafe? Non sono queste le cose in cui ci sentiamo individualmente più impotenti, è cioè quelle dove solo attraverso la comunità è possibile trovare soluzioni?

Da parte mia noto anche che al contrario di altre città come Baltimore, qui non sono riusciti a coinvolgere attivamente le scuole. C’è una Montessori e un’altra scuola secondaria, ma per il resto le organizzazioni membre sono quasi solo le chiese delle varie denominazioni cristiane.