Il mio primo staff meeting

Oggi ho partecipato al mio primo staff meeting. Già conoscevo tutti. Bob, Keisha, Kathleen, Allie, Rusty e Cecilia.

D’ora in poi sarà uno dei miei appuntamenti fissi. Ogni martedì dalle 11 all’una.

Ogni incontro inizia con una domanda fuori dagli argomenti della riunione. Serve per creare una connessione personale, e per ricordare in qualche modo che non si sta lì per risolvere una lista di cose da fare, ma per far avanzare lo scopo del community organizing, che è quello di dar vita a una forma di organizzazione costruita attraverso una cultura relazionale.

La scelta della domanda di oggi spettava a Allie, l’organizer più giovane. Ci ha chiesto cosa abbiamo scoperto nell’ultima settimana che non conoscevamo prima, magari della nostra famiglia, o intorno a noi. Sono girate foto insolite sui cellulari, un racconto familiare su un nonno costruttore di ponti, la lettura dell’introduzione di libro “Il capitale nel XXI secolo” di Thomas Piketty. Io ho raccontato della mia paura dell’aereo e di come ieri sembrava passare quando smettevo di pensare a quanto le turbolenze del momento potessero peggiorare. Vivere nel momento credo sarà la cosa che dovrò più ripetermi ogni volta che la mia mente inizia ad astrarsi dalla difficoltà di capire l’inglese e la routine di un posto così lontano per chiedersi cosa ci faccio qui.

Intanto al prossimo staff meeting Kathleen ha deciso che spetta a me scegliere la domanda.

Citazione

Barack Obama: “Perché organizzare? Problemi e promesse dei quartieri poveri”

L’organizing parte dalla premessa che 1) i problemi che devono affrontare le comunità dei quartieri poveri non sono una conseguenza della mancanza di soluzioni efficaci, ma della mancanza di potere per implementare queste soluzioni; 2) che l’unico modo per le comunità di costruire potere di lungo periodo è organizzando le persone e il denaro intorno a una visione comune; e 3) che un’organizzazione praticabile può essere conseguita se una leadership indigena a base allargata – e non uno o due leader carismatici  – può unire insieme i diversi interessi delle proprie organizzazioni locali. Questo significa portare chiese, associazioni di quartiere, gruppi di genitori e ogni altra organizzazione in una data comunità a pagare le rette, assoldare organizers, fare ricerca, sviluppare la leadership, tenere riunioni e campagne educative, e iniziare a architettare piani su un’insieme di questioni – lavoro, scuola, criminalità, etc. Una volta che questo veicolo è stato formato, detiene il potere per rendere i politici, la burocrazia e le aziende più responsabili verso i bisogni della comunità.

Barack Obama, Why Organize? Problems and Promise in the Inner CityIllinois Issues, August/ September 1988

Citazione

Community organizing dalla A alla Z

|A Abitudini del community organizingAzioneAgitare |Community organizer |Finanziamento |Incontri relazionaliIstinto e intuito |La legge di ferro |Mentoriil Mondo-come-dovrebbe-essere |One-to-ones |PedagogiaPotere |Storie |ValutazioneVita pubblica

Abitudini del community organizing

Inizia puntuale e termina puntuale. Riconosci te stesso e gli altri. Rendi conto di quello che fai, in modo da poter chiedere pubblicamente agli altri di fare altrettanto. Prendi il potere che hai costruito e testalo rispetto al potere degli altri. Porta energia, gioia, e irriverenza nella piazza pubblica, non solo ideologia, perbenismo e ruoli. Non essere scoraggiato quando gli altri non si impegnano. Fluisci intorno agli ostacoli. Persisti in modi inaspettati.

Michael Gecan, “Going Public. An organizer’s guide to citizen action”, Anchor Books, 2004, p. 88

[Il community organizing] richiede costante attenzione – disorganizzazione e riorganizzazione – altrimenti scivolerà in una modalità burocratica, o sarà occupato da opportunistiche forze di mercato, o semplicemente cesserà di esistere. E deve lottare costantemente contro le tentazioni dell’isolamento, dell’arroganza, e dei culti delle personalità carismatiche.

Michael Gecan, “Going Public. An organizer’s guide to citizen action”, Anchor Books, 2004, p. 166

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La copertina di Una città di giugno 2013 dedicata al community organizing

ONES TO ONES. Reportage di Diego Galli sull’Industrial Areas Foundation e il “community organizing”

pubblicato dalla rivista Una città, n. 204 / 2013 Giugno-Luglio

Voice è una delle decine di associazioni che costituiscono l’Industrial Areas Foundation, la fondazione americana creata nel 1940 da Saul Alinsky, il leggendario inventore del community organizing; la forza della relazione, dell’assunzione di responsabilità, della padronanza del proprio impegno; la lotta contro i pignoramenti delle prime case. Reportage di Diego Galli.

È il lunedì sera del 1° ottobre 2012 e ci troviamo in Virginia, a un’ora di macchina dalla città di Washington. Mancano poche settimane alle elezioni presidenziali, e lo Stato in cui ci troviamo è uno di quelli considerati nel gergo politico americano “swing”, oscillante tra repubblicani e democratici, quindi decisivo per l’elezione del prossimo presidente degli Stati Uniti. Verso le 7 di sera la St. Paul United Methodist Church inizia a riempirsi.


Oltre 20.000 residenti hanno visto la propria casa pignorata dalle banche per non essere più riusciti a pagare il mutuo


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