Il community organizing è

 

1) Campagne efficaci per la

giustizia sociale

 

Conosci i risultati

2) Attraverso il coinvolgimento

dei diretti interessati

 

Leggi i principi

3) Grazie al potere che si genera

con le relazioni umane

 

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    Lo chiamavano Community Organizer - #InspirationDay2016

    In occasione di Inspiration Day 2016, a Together, partendo dalla difficile situazione della nostra città, e dagli archetipi del "viaggio dell'eroe" di Tor Bella Monaca ritratto nel film "Lo chiamavano Jeeg Robot", ho raccontato come attraverso il ‎Community Organizing sia possibile acquisire alcuni dei poteri necessari per migliorare Roma e la nostra comunità, pur senza essere dei supereroi. La pagina ufficiale dell'evento.
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    Obama spinto ad agire sulle armi da una campagna con ricadute anche in Italia

    Come scrive il Washington Post, “i sostenitori del controllo sulle armi hanno tentato di fare pressione su Obama sulle armi intelligenti. Alla fine dello scorso anno, un gruppo connesso con l’Industrial Areas Foundation, costituito da cittadini e leader religiosi, ha spedito una lettera al presidente Obama chiedendogli di raccogliere 20 milioni di dollari nella sviluppo delle armi intelligenti prima che per la sua libreria e fondazione presidenziale”. La campagna della IAF ha un risvolto anche italiano. La nostra Beretta infatti è, insieme alle europee Glock e SIG Sauer, tra i più grandi fornitori della polizia e dell’esercito americani, ma anche tra le più usate dalla criminalità. Due anni fa grazie all’Osservatorio permanente sulle armi leggere di Brescia una delegazione IAF guidata proprio dal vescovo Douglas Miles della Chiesa Battista di Baltimora arrivò a Brescia fin dentro gli uffici della Beretta per consegnare una lettera in cui si chiedeva un incontro ai proprietari di uno dei maggiori esportatori di armi leggere verso gli USA. La lettera è ancora senza risposta. Continua a leggere sul sito di Vita
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    A Berlino rifugiati e residenti si organizzano per fronteggiare l’emergenza. Il racconto della community organizer Christiane Schraml

    Ogni giorno a Berlino arrivano fino a 500 persone. Da mesi. La città sembra essere nel caos, tra palestre scolastiche sequestrate per alloggiare tutti, file che durano giorni, e 15.000 pratiche di registrazione arretrate. LaGeSo, l’ufficio dove vengono registrati i rifugiati e ogni mese devono essere rinnovati i permessi, è il simbolo di una crisi amministrativa divenuta politica. Un’organizzazione che tenta di unire gruppi della società civile e rifugiati, sta provando a portare le istituzioni ad affrontare la situazione. Si chiama DICO e usa il “community organizing” per creare relazioni e fiducia tra vecchi e nuovi cittadini. Hanno già ottenuto una prima vittoria con l’apertura dei tendoni riscaldati anche durante la notte per accogliere le centinaia di persone in fila, costrette fino a pochi giorni fa a passare la notte al gelo sul marciapiede. Continua a leggere sul sito di Vita
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    Rifugiati: alla linea Cameron i community organizer contrappongo un’alleanza tra cittadini e Comuni per l’accoglienza

    La linea di chiusura rispetto alle politiche dell’accoglienza ai rifugiati, ribadita anche ieri dal primo ministro britannico David Cameron, ha trovato un punto debole nella mobilitazione con cui Citizens UK, l’organizzazione di community organizing del Regno Unito, ha reclutato i consigli comunali per un’accoglienza dei rifugiati siriani basata su un’alleanza tra enti locali e gruppi di cittadini. Continua a leggere sul sito di Vita
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    Comunità dell'acqua

    … il fiume scorre dunque è vita, il fiume ha la sua voce e io vado per ascoltarla… potrebbe continuare la sua storia nel bene e nella cattiva sorte. Possiamo noi fare qualcosa per lui? Mettendo o togliendo? Come vogliamo viverlo? Testimonianza raccolta nell’ambito del progetto di mappatura di comunità della Valle del Simeto L’essere umano è sempre stato attratto dall’acqua. Intorno a fiumi e oceani ha costruito gran parte delle sue città e stabilito i suoi primi insediamenti. Recenti studi sembrano dimostrare che l’attrazione verso l’acqua non sia soltanto la conseguenza evolutiva dell’adattamento all’ambiente (l’acqua come elemento per la sopravvivenza), ma sia legata anche al funzionamento del nostro cervello e alla sfera emotiva.   Questa invece è la storia dell’acqua come elemento di cittadinanza attiva nella provincia di Catania. Qui l’acqua è stato l’elemento che ha creato comunità, come è sempre avvenuto, ma anche occasione di riscatto contro alcuni mali storici di questa regione orientale della Sicilia.   Continua a leggere sul sito di Vita
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    Passione civile a Palermo

    Quando, per non far apparire il community organizing un termine trendy per un approccio troppo yankee per funzionare nell’Italia disorganizzata e divisa, citavo Danilo Dolci e la sua distinzione tra forza-potere e violenza-dominio, mi sembrava di aver trovato una traduzione italiana convincente. Che non a caso proveniva da uno dei tentativi più innovativi di organizzare politicamente una comunità fuori dai partiti e dalle grandi organizzazioni burocratiche, in luoghi dimenticati e marginali del paese. Come la Partinico degli anni Cinquanta dove si traferì Danilo Dolci, un triestino trapiantato in Sicilia, considerato uno dei principali protagonisti del movimento della nonviolenza in Italia. Durante la sua vita, ha lavorato a strettissimo contatto con la gente e le fasce più disagiate ed oppresse della Sicilia occidentale al fine di studiare possibili leve al cambiamento e le potenzialità per un democratico riscatto sociale. Continua a leggere sul sito di Vita
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